Curiosità cucina romana

Ecco alcune curiosità sulla cucina romana…“Ce piaccioni li polli, l’abbacchio e le galline perchè son senza spine nun so’ come er baccalà” Così recita il celebre canto popolare romano “La società dei magnaccioni!”.

Bhe che dire di più? Solo in questa frase è racchiuso tutto l’amore per la tradizione cui l’arte culinaria romana è dedita e che noi dell’Accademia abbiamo fatto nostra a 360°.

I piatti tramandati nella capitale di generazione in generazione sono molto ricchi e sostanziosi, adatti a soddisfare le richieste energetiche degli uomini che al tempo dovevano lavorare tutto il giorno nei campi, ma al contempo molto poveri e umili perché derivanti da materie prime prodotte (o allevate nel caso degli animali) direttamente dai contadini.

Possiamo distinguere varie prelibatezze della cucina romana che sono state “esportate” in varie regioni d’Italia con l’intento di essere vanamente imitate: come non ricordare a tal proposito, tra i primi piatti, i famosissimi bucatini all’amatriciana, gli spaghetti alla puttanesca, la carbonara, le penne all’arrabbiata… i saltimbocca alla romana, la trippa, le lumachine, i fritti, i fagioli con le cotiche o l’abbacchio alla cacciatora per i secondi?

Possiamo così notare che la cucina romana odierna racchiude in sé moltissimi elementi della cucina genuina ed essenziale di un tempo, fatta di ingredienti semplici e serviti indubbiamente in maniera più che abbondante!

Interessanti anche le idee apportate dalla cucina romana ebraica, la quale ci propone delizie che sono passate alla storia come i carciofi alla giuda, un tipico piatto della tradizione romana! E che dire della zuppa di broccoli e arzilla? Una famosa ricetta del ‘700. Queste antiche specialità, per la fortuna dei nostri palati, stanno tornando in voga nei vari menù dei ristoranti tradizionali.

Curiosità cucina romana

Curiosità cucina romana

Sono questi i più conosciuti, gli inimitabili, gli intramontabili piatti da ricondurre alla produzione della capitale e che possono essere suddivisi in portate per come dire “povere” o di “festa”, sempre accompagnate però da un buono e sano bicchiere di vino… Mi raccomando, che sia quello buono “de li castelli”!